CASTIGLION FIORENTINO

Il territorio
Fin dall’antichità, la presenza di importanti vie di comunicazione ha condizionato le vicende di Castiglion Fiorentino e del suo territorio. Tre erano le direttrici che attraversavano la zona: il fiume Chiana, che in età medievale era divenuto un vasto specchio d’acqua navigabile; la Via Regia, che probabilmente ricalcava il tracciato della Cassia Vetus e la via di penetrazione verso la Valtiberina. Tale condizione ha favorito il potenziamento dell’insediamento di Castiglion Fiorentino, che in età medievale divenne un importante castrum, e il sorgere di una fitta rete di castelli e strutture religiose, concentrati soprattutto nella splendida Valle di Chio.
I castelli
Lo sviluppo dei castelli intorno all’anno Mille, in un periodo di insicurezza causata dalle invasioni di popoli stranieri (saraceni, ungari e normanni), rappresentò uno strumento di organizzazione delle terre e di controllo della popolazione. In quel periodo, infatti, l’assenza di una forte autorità centrale favoriva l’ascesa di poteri locali. Inoltre, in quanto centri di aggregazione territoriale, i castelli furono elementi propulsori dell’economia locale, attorno ai quali si organizzarono importanti attività per la sussistenza dei loro abitanti e scambi a piccolo e medio raggio.
I monasteri
Sedi di vita religiosa comunitaria, di conservazione della cultura e nuclei economici di grande importanza, nei primi secoli del Medioevo i monasteri promossero il rinnovamento spirituale della Chiesa occidentale. Protagonista di questo processo fu il movimento benedettino, fondato nel VI secolo e divenuto l’ordine monastico “ufficiale” dell’impero carolingio, che favorì la trasformazione dei monasteri in centri di potere e di amministrazione del territorio. Con la successiva diffusione degli ordini mendicanti di San Francesco e San Domenico, nel basso Medioevo anche il centro e l’area limitrofa al nostro paese sono stati interessati dalla nascita di numerosi monasteri di ispirazione benedettina, francescana e domenicana.
Le pievi
Dal V secolo partì dalle città un’opera di evangelizzazione delle campagne attraverso la fondazione di chiese battesimali in località spesso lontane dai grandi centri abitati. Sorsero così le pievi, dal latino plebs (popolazione rurale), che controllavano un certo numero di chiese rurali ed erano rette da un pievano. Erano le sole ad esercitare il diritto di battesimo e di sepoltura ma, col tempo, approfittando del vuoto di potere lasciato dal crollo del sistema statale romano, divennero centri di amministrazione del territorio. Anche nell'area di Castiglion Fiorentino, durante l’alto Medioevo, sorse un gran numero di pievi. Quattro erano i pivieri, cioè gli edifici religiosi ai quali facevano capo le chiese minori castiglionesi; nei primi secoli del Medioevo la pieve di riferimento per l’intero territorio era Pieve a Retina, attuale chiesa dei Cappuccini, attorno alla quale gravitava un popoloso borgo. In seguito alle trasformazioni urbanistiche che portano alla creazione di un castello sulla collina del Cassero, il titolo di pieve passò a Sant’Angelo; con la definitiva trasformazione del Cassero in fortezza militare, Pieve San Giuliano, attuale chiesa della Collegiata, divenne l’edificio di culto di riferimento.

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